La nostra filosofia


Le cose buone non nascono mai dal caso, ma dall’accorgersi che qualcosa ci manca; un emigrante, ritornato dopo tanti anni a Cavour mi disse: “Qualunque uomo ha bisogno, un giorno, di ritrovare la sua casa, ”quella” casa dove senti il profumo del legno che brucia nel caminetto, dove i mattoni e le pietre che la reggono sono tutti diversi e si fanno guardare, dove le vecchie travi, nella luce del fuoco inventano sulle volte irregolari ombre che hanno il volto dei tuoi cari, degli affetti, degli amici veri con cui condividere il pane, il vino e le emozioni: in ”quella” casa io sono io” . . .ecco perché ora c’è La Vià.

Piergiorgio Bertone

La Vià

Quando ancora non c’era la televisione o la radio, in campagna c’era l’usanza di ritrovarsi a casa dei vicini, in particolar modo nella stalla, che era il luogo più caldo e quindi più adatto a trascorrere le serate invernali; ed ogni sera ci si incontrava in una casa diversa.Questa era ”la vià”, ”la veglia” che metaforicamente ricordava il percorrere la strada che porta a casa degli amici. Era un momento conviviale nel quale si recitava il rosario, si imbastivano storie d’amore, si parlava di ”masche”; le donne ricamavano il sospirato corredo o filavano lana e canapa, mentre gli uomini risuolavano gli zoccoli, sistemavano gli attrezzi da lavoro e si adopravano in occupazioni meno pesanti di quelle della giornata, ma non meno importanti.

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Piergiorgio Bertone